Note Critiche  
   

M e s s a g g i o d i s t e n si v o la pittura di PAOLO MASSIMO RUGGERI

Gli artisti che riescono a comunicare subito al loro pubblico almeno una parte delle sensazioni che hanno provato davanti alla realtà, oppure che li hanno entusiasmati nel corso del processo creativo (se dipingono di fantasia), sono quelli che riescono ad entrare bene nello spirito dei temi che affrontano ed esprimere i loro contenuti come se fossero parte di loro stessi.

L’artista diventa portavoce delle cose, le cose parlano per il suo tramite e usano il linguaggio semplice ed accessibile a tutti nel colloquio a due. Quando c’è bisogno di un discorso per spiegare un’opera d’arte, è segno che in essa manca almeno qualcuna delle componenti che dovrebbero riuscire ad esprimere visivamente in modo completo.
L’arte è una forma espressiva di comunicazione, che deve bastare a se stessa: deve dire senza ci sia il bisogno di ricorrere agli altri mezzi, per potersi far capire ed anche soltanto “sentire”.

Davanti ai dipinti di Ruggeri, crediamo che l’osservatore riesca, senza eccezioni, a farsi subito conquistare ed a provare buona parte delle sensazioni che l’autore ha percepito nell’incontro con la realtà che lo ha impressionato e che egli ha elaborato per esaltarne i contenuti, con una forma di “traduzione” che cerca di rendere più immediata e completa la comprensione.

Ma a spiegare i felici risultati che ottiene quest’artista vi sono altre ragioni che si aggiungono a quelle della felice meccanica pittorica: ragioni che salgono dal profondo e giustificano il suo costante stato di grazia, di fronte allo spettacolo dei suoi dipinti.

Egli ha cominciato fin da ragazzo ad amare la pittura, ma è riuscito a dedicarsi ad essa soltanto dopo una lunga attesa e dopo una crisi profonda dalla quale soltanto l’arte e quest’arte, praticata in senso totale ed in completo abbandono, avrebbe potuto liberarlo come lo ha liberato. Il suo spirito aveva bisogno di una completa distensione che poteva dargli forse soltanto il dipingere, ma non usando il mezzo del dipingere non come mestiere o come distrazione.

Paolo Massimo Ruggeri l’aveva intorno quest’atmosfera propizia, ma doveva capitare il momento adatto perché il suo stato d’animo riuscisse a percepire i riposti contenuti dell’ambiente, spingerlo ad approfondire l’osservazione ed a cercare di interpretarli. C’è riuscito e continua ormai da anni con un trasporto ed un entusiasmo che vanno aumentando a mano a mano che il “mestiere” gli consente di fissare in modo sempre più immediato e riassuntivo i caratteri di quello che è diventato oggetto di una esaltazione affettiva.

Diremmo che una delle componenti fondamentali, nelle sentite traduzioni dell’artista, è il silenzio; quel silenzio che gli consente di concentrare e condensare le sensazioni ma anche di percepire le vibrazioni dell’atmosfera, di scandirle nei tratti rapidi di colore che ostenta senza pentimenti, sicuro e preciso perché tutto quello che ha visto è ormai costruito dentro ed attende soltanto di trovare il mezzo per mostrarsi e manifestarsi anche nei valori più lievi e riposti.

La pittura di Ruggeri è intensa, libera e ricca di respiro appunto perché maturata in serenità di spirito dentro di lui, prima che egli metta in movimento la meccanica espressiva per portarla sul supporto che si è messo davanti e che dovrà diventare il documento trasmissibile della sua emozione. E si sente sempre alto e profondo il silenzio nel tempio nel quale il miracolo della trasfigurazione si compie per virtù di un “sacerdote” sempre ispirato ed impegnato a rendere il rito propiziatorio, con un profondo impegno spirituale.

Ursula Petrone